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lunedì 6 febbraio 2012
 
 

 
Presentazione - Shallow Sea Scanning Project    

 
 

Non sappiamo con esattezza quando l’essere umano abbia scoperto, o forse riscoperto, di potersi immergere sotto la superficie del mare; di certo siamo a conoscenza che l’immersione subacquea come professione possa essere ricondotta ad oltre 5000 anni fa.

 

Le prime testimonianze scritte, ci arrivano dallo storico greco Erodoto che racconta i primi impieghi militari di sommozzatori che avevano il compito di raggiungere le navi nemiche respirando attraverso piccole canne e tagliarne gli ormeggi per mandarle allo sbando, siamo nel 500 a.C..

 

Le difficoltà di portare a termine operazioni subacquee, fossero esse di natura bellica od esplorativa, furono subito evidenti. Nonostante il mondo marino si presentasse più accessibile dello spazio, almeno in relazione alla distanza, nei secoli seguenti divenne chiaro che l’uomo avrebbe esplorato prima ed una maggior porzione di spazio rispetto a quanto avrebbe fatto nei confronti dell’oceano….e cosi avvenne.

 

Nel 1969 Neil Amstrong lasciò la sua impronta sulla superficie lunare; oggi ci stiamo preparando a mandare il primo uomo su Marte ma il mare, con il suo immenso mantello dalle mille sfumature di blu, cela ancora ai nostri occhi creature misteriose, minerali preziosi, testimonianze della nostra evoluzione e di come le nostre genti si incontrassero e si scontrassero sui mari e sulle terre. 

 

Il Mare, che qui scrivo volutamente con la M maiuscola come vuole il grande Maiorca ed in segno di grande rispetto, è un immenso continente quasi totalmente sconosciuto; non si è ancora in possesso di una mappatura completa e certa dei fondali marini, poco o nulla si conosce degli abitanti degli abissi e nuove creature vengono scoperte già dalla profondità di alcune decine di metri. Migliaia di vascelli nei secoli sono scomparsi tra le onde portando con sé importanti testimonianze della nostra storia.

 

A causa degli elevati costi di acquisto e gestione, le tecnologie dedicate all’indagine marina erano unicamente alla portata di aziende con grandi capitali che ovviamente necessitavano di rientrare delle somme investite. Per questa ragione le osservazioni sottomarine sono state condotte quasi esclusivamente alla ricerca di giacimenti di gas naturali che di norma si trovano a profondità elevate.

 

La fascia comunemente conosciuta come la “Twilight Zone” ossia la zona del crepuscolo è stata largamente trascurata e può dirsi la meno conosciuta, anche se si trova relativamente vicino alla costa, essendo essa compresa tra le batimetriche dei 60 e dei 150 metri.

 

Siamo oggi agli inizi di una grande svolta; la riduzione dei costi, degli ingombri e conseguentemente degli impegni logistici necessari consentirà nei prossimi anni di svelare molti dei misteri del nostro Mare arricchendo le conoscenze e, noi speriamo, anche il rispetto dell’uomo nei confronti di questo grande fratello blu.

 

Con il progetto Shallow Sea Scanning vogliamo cosi iniziare l'esplorazione della Twighlit Zone...

   

 

 

 
 

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